Realizzata dagli stessi produttori di 24, “Lie to me” ha debuttato per la prima volta negli Stati Uniti il 21 gennaio del 2009.
In “Lie to me” protagonista principale è il Dottor Cal Lightman (Tim Roth), psicologo e attento studioso del comportamento umano, in particolar modo specializzato nel saper riconoscere e analizzare il linguaggio non verbale, ossia quello incontrollato del corpo e delle espressioni facciali (la figura di Lightman si ispira agli studi del Dr. Paul Ekman, psicologo statunitense e professore di psicologia al Dipartimento di Psichiatria dell’Università della California). Lightman, insieme ai suoi assistenti, utilizza le sue doti e le sue ricerche sulle “microespressioni” per aiutare l’Fbi, la polizia locale e gli studi legali a risolvere casi particolarmente complicati individuando in primis e senza via di scampo chi non dice la verità….
Oltre all’innegabile bravura degli attori (in particolar modo ci riferiamo a Tim Roth, davvero egregio in questo ruolo tutt’altro che facile da interpretare) “Lie to me” deve il suo essere vincente ad un’idea assolutamente innovativa ed estremamente accattivante e interessante. Un uomo capace di scoprire con un solo sguardo se chi ha di fronte sta mentendo o meno è quanto di più affascinante si possa immaginare…
Una dote che tra l’altro a tutti piacerebbe possedere: “Lie to me” fa infatti scattare spesso e volentieri in chi guarda una sorta di “mania di emulazione”. Sì, perché attraverso questa riuscitissima fiction anche lo spettatore può, se lo vuole, apprendere poco a poco i misteri del linguaggio del corpo e magari esercitarsi a decodificarli anche nella vita reale.
In ogni caso “Lie to me” è una fiction che ci sentiamo assolutamente di segnalare. Di idee acute e intelligenti non ce ne sono in giro poi molte: ragione in più, quando ci sono, per non farcele scappare.

